L'INR

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Rubriche - Capire le analisi
Scritto da Andrea Giaccari   
Lunedì 20 Febbraio 2012 14:10

INR

La sigla INR (International Normalized Ratio), che molti di voi che ci leggono hanno già sentito o hanno già letto su qualche referto, è un indice necessario per il monitoraggio della fluidità del sangue di quei pazienti che fanno uso di anticoagulanti orali. I farmaci anticoagulanti orali, possono essere utilizzati per molte malattie, come la trombosi e/o embolie, fibrillazione atriale, sostituzione di valvole cardiache ecc. Come sappiamo, dopo un piccolo taglio o una piccola ferita il nostro sangue tende a coagularsi, in modo da arrestare la perdita di sangue.

Questo processo che porta alla formazione del coagulo di sangue, è dovuto all’attivazione di alcune sostanze che si accorgono della ferita, si attivano e cercano di chiuderla. In alcune malattie tuttavia, è possibile che il sangue tenda a coagularsi troppo (ad esempio nelle trombosi) attivandosi anche se non serve e formando dei coaguli che formano dei veri e propri “tappi”, non permettendo al sangue di circolare. In alcune situazioni, questi coaguli possono staccarsi ed andare in giro nel sangue piccolo per il loro passaggio, tanto da chiuderlo spesso quasi completamente. Quando il rischio per queste malattie è elevato, i medici prescrivono farmaci che rallentano la coagulazione, evitando la formazione di questi coaguli o “tappi”. Capite bene tuttavia, l’importanza di avere una coagulazione rallentata (in modo da non rischiare la formazione dei coaguli non necessari) ma non troppo (in modo da non sanguinare troppo per il più piccolo trauma).

Per controllare l’adeguatezza della coagulazione viene dosato nel sangue un parametro, il tempo di protrombina, che viene poi paragonato a quello delle persone normali; questo rapporto è definito, l’INR.

Cerchiamo di spiegarci meglio. Il tempo di protrombina (che potete trovare indicato come PT) misura, in secondi, il tempo necessario alla formazione del coagulo dopo che, in laboratorio, al plasma (cioè alla parte liquida del sangue) si aggiungono 2 sostanze che attivano la coagulazione (tromboplastina e calcio). Il tipo di tromboplastina usata (che può essere diversa nei vari laboratori), influenza il tempo di protrombina, potendo fornire risultati diversi per lo stesso paziente. Per questo motivo è stato introdotto un parametro per cercare di uniformare il risultato del PT ricavato dai diversi laboratori. Attraverso questi calcoli, che per i non addetti ai lavori possono sembrare un po’ complicati, si ottiene un valore numerico che è sempre confrontabile (INR), anche quando il paziente effettua l’analisi presso laboratori diversi. L’INR è diventato quindi facilmente valutabile dal medico che ha prescritto la terapia. Chi fa la terapia anticoagulante orale sa quanto questo sia importante! Quando parliamo di INR non parliamo solo di sigle, numeri e rapporti.

La terapia anticoagulante orale necessita di un attento e stretto monitoraggio, che sia il più possibile affidabile, perché dal valore dell’INR dipende il successivo adeguamento della terapia e il numerico entro il quale deve posizionarsi il valore dell’INR, è piuttosto stretto e va controllato continuamente, anche perché oltre al dosaggio del farmaco, altri aspetti possono modificare l’efficacia della terapia e quindi il valore dell’INR. Se siete in terapia con anticoagulanti orali, riferite al vostro medico l'aggiunta o l'eliminazione di qualsiasi farmaco, perché alcuni di questi (anche i più insospettabili, come alcuni farmaci da banco), possono influenzare l'azione degli anticoagulanti orali. Non dobbiamo poi dimenticare che esistono delle sostanze (presenti in alcuni cibi) che sono potenzialmente in grado di aumentare l’efficacia dei farmaci anticoagulanti orali (per esempio l’olio di pesce, il succo di pompelmo o di mirtillo) ed alcuni che al contrario ne riducono l’efficacia perché contengono alti quantitativi di vitamina K (come broccoli, cavoli). Se il valore dell'INR scende al di sotto dell’intervallo di riferimento (stabilito dal vostro medico) aumenta il rischio di un evento trombotico e/o embolico: sarà quindi necessario aumentare il dosaggio dell’anticoagulante. Al contrario, se l'INR sale al di sopra dell’intervallo di riferimento, aumenta il rischio di emorragia e quindi il dosaggio del farmaco andrà ridotto.

ALCUNI CONSIGLI PER CHI USA FARMACI ANTICOAGULANTI

Se capita di dimenticare il farmaco non prendere mai una dose maggiore nel tentativo di compensare quella non presa. Cercate di prendere l'anticoagulante alla stessa ora (lontano dai pasti); questo è utile per mantenere i valori costanti e crea una sorta di riflesso condizionato che aiuta a ricordare le assunzioni giornaliere. Attenzione alle iniezioni intramuscolari: se possibile meglio evitarle. Non ci sono problemi per le vaccinazioni, è comunque consigliabile praticarle sottocute o in un muscolo ben visibile (es. deltoide) e, se necessario, facilmente comprimibile, al fine di evitare la formazione di fastidiosi ematomi. Qualunque altra procedura dobbiate fare (ad esempio dal dentista) ricordatevi sempre di avvisare che state seguendo questa terapia.

Linee di indirizzo per il miglioramento della qualità e la sicurezza dei pazienti in terapia antitrombotica

In Italia circa 1 milione di persone sono sottoposte alla Terapia Anticoagulante Orale, numero che risulta ad oggi in costante aumento.

Viene stimato che circa il 25% di questi pazienti siano in cura presso i Centri di sorveglianza (Centri CSA, Centri per la diagnosi della trombosi e la sorveglianza delle terapie antitrombotiche) mentre il restante 75% risulta essere seguito da strutture non ospedaliere, quali Medico di base o Specialista.

La Terapia Anticoagulante Orale viene definita a tutti gli effetti una terapia “salvavita” poiché è attraverso una sua corretta gestione che è possibile evitare l’insorgenza di eventi avversi di tipo trombotico o emorragico. Per questo monitoraggio diventa fondamentale che il paziente si sottoponga attesa a volte molto lunghi per l’adeguamento ed il controllo della propria terapia anticoagulante. periodici controlli del proprio valore di PT/INR.

Così come già avviene in molti paesi europei, è possibile per il paziente determinare il valore di PT/INR attraverso coagulometri portatili, ovvero strumenti diagnostici di piccole dimensioni completamente automatici ed in grado di misurare questo parametro attraverso una sola goccia di sangue prelevata dal polpastrello.

Questi strumenti, grazie alla loro semplicità d’uso, alla loro affidabilità ed alla rapidità nella produzione del risultato, rendono possibile la gestione del paziente in terapia anticoagulante non solo a livello del laboratorio centrale, ma anche in strutture dislocate sul territorio, per arrivare ad essere utilizzati direttamente dal paziente stesso per l’autocontrollo del valore di INR. Recentemente si è giunti ad un importante Accordo tra Stato, Regioni e Province Autonome di Trento e Bolzano che stabilisce nuove Linee Guida per il trattamento del Paziente in TAO (Accordo, ai sensi dell'articolo 4 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n.281 tra il Governo, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano concernente " Linee di indirizzo per il migliramento della qualità e la sicurezza dei pazienti in terapia antitrombotica").

Uno dei punti salienti dell’accordo riguarda il mandato per “la costruzione o il consolidamento di reti diagnostico-terapeutiche regionali e/o interregionali che permettano il coinvolgimento e l’integrazione dei Centri antitrombosi (CAT), con le strutture ospedaliere, i Medici di Medicina Generale (MMG), gli specialisti del settore (cardiologi, angiologi, ematologi e altri) e strutture di assistenza territoriale e domiciliare, laddove presenti”. Si prevede inoltre “in presenza di particolari condizioni o necessità del paziente o di situazioni logisticamente disagiate, l’utilizzo di coagulometri portatili con modalità di gestione di tipo self-test per la determinazione del valore di PT/INR.”.

L’emanazione di questa nuova Linea di indirizzo è un passo molto importante verso una corretta e appropriata sorveglianza del paziente in TAO, che si riflette non soltanto in una miglior efficacia della terapia, ma soprattutto in un miglioramento della qualità della vita del paziente stesso non più costretto a continui spostamenti e tempi di attesa a volte molto lunghi per l'adeguamento ed il controllo della propria terapia anticoagulante.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 16 Gennaio 2013 13:49
 

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