Fibrinogeno

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Mercoledì 04 Giugno 2014 15:33

fibrinogeno

Il fibrinogeno è una proteina prodotta dal fegato e coinvolta nei processi di coagulazione del sangue. Il nome fibrinogeno deriva dal fatto che da questa proteina viene “generata” la fibrina, molecola che forma il vero e proprio coagulo di sangue. Quest’analisi viene spesso prescritta nei controlli di routine ma anche in situazioni specifiche, sia nelle persone con diabete che in persone con altre malattie.

Sia riduzioni che aumenti dei livelli di fibrinogeno possono indicare un problema di salute. Come abbiamo detto, il fibrinogeno è prodotto dal fegato. Quando il fegato non funziona, la sua capacità di produrre proteine si riduce, e i livelli di fibrinogeno scendono. Bisogna però sapere che questo avviene solo nelle fasi più gravi di una malattia epatica, quando il fegato è molto malandato. Un’altra condizione in cui i livelli di fibrinogeno sono bassi è la malnutrizione grave: quando l’apporto di proteine è insufficiente, al fegato manca la “materia prima” per produrre il fibrinogeno e altre proteine, come ad esempio l’albumina. Infine, i livelli di fibrinogeno sono molto bassi durante la cosiddetta “coagulazione intravascolare disseminata”.

Questa condizione, molto grave e pericolosa per la vita, si verifica in genere durante malattie estremamente gravi, per esempio shock, tumori del pancreas, ustioni o traumi importanti. I livelli di fibrinogeno si riducono perché questo viene consumato durante i processi di coagulazione, che in questo caso si verificano contemporaneamente in più vasi sanguigni del corpo. Per fortuna, si tratta di una condizione in cui difficilmente vi imbatterete. Molto più frequenti sono le situazioni in cui si ha un aumento del fibrinogeno. Il fibrinogeno è considerato una delle “proteine di allarme”, i cui livelli si alzano quando nell’organismo sono in corso un’infiammazione, un’infezione o, più in generale, un danno a livello dei tessuti che formano gli organi del corpo.

Altre proteine di allarme sono, ad esempio, la proteina C-reattiva o la ferritina. Oltre a rappresentare un “allarme” che segnala un processo infiammatorio, sembra che il fibrinogeno abbia un ruolo nel promuovere l’infiammazione. Tuttavia, il fibrinogeno alto non ci dice che tipo di infiammazione è in corso, né dove la dobbiamo cercare. È sempre necessario integrare questa analisi con la visita del paziente ed altri esami di laboratorio per capire qual è il problema. A volte il problema non c’è: ad esempio, durante la gravidanza un aumento del fibrinogeno è normale, e non indica nulla di patologico.

Negli ultimi anni si è scoperto che il fibrinogeno può anche essere un indice che segnala un aumento del rischio di sviluppare malattie cardiovascolari (aterosclerosi, infarto, ictus). Sembrerebbe addirittura che il fibrinogeno possa provocare un danno diretto alle arterie, e stimolare la formazione di placche aterosclerotiche. Le placche aterosclerotiche sono formate principalmente da colesterolo, collagene e cellule infiammatorie. Con il tempo possono ingrandirsi o rompersi, e formare un vero e proprio tappo che ostacola la circolazione del sangue. Le conseguenze sono drammatiche: ad esempio, se la placca aterosclerotica si trova in una delle arterie coronarie che portano ossigeno e nutrienti al cuore, si può avere un infarto.

no-sigaretteAnche se sembra che il fibrinogeno possa contribuire all’aterosclerosi, i fattori che giocano un ruolo principale nello sviluppo di questa condizione sono il diabete, l’ipertensione arteriosa, il fumo di sigaretta e livelli elevati di colesterolo LDL (da qui la definizione colesterolo “cattivo”).

Certo è che persone che presentano sia un aumento del fibrinogeno che altri fattori di rischio per malattie cardiovascolari dovrebbero essere seguite attentamente, e bisognerebbe prendere precauzioni (ad esempio smettere di fumare o iniziare la terapia per ridurre il colesterolo o la pressione, se questi sono elevati) per diminuire la possibilità di andare incontro a conseguenze pericolose per la salute.