Conoscere la Privacy

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Rubriche - Attualità
Scritto da La Redazione   

privacy 

Ne sentiamo parlare quotidianamente e nei posti più disparati: si parla di privacy sul lavoro, in banca, in farmacia, su internet e persino i giornali non mancano di argomentare spesso intorno a vere o presunte violazioni da parte di aziende private e anche di organi statali, chi non ricorda le polemica e l’immediato ritiro della pubblicazione dei redditi di un paio di anni fa? Ma che cosa si intende realmente per privacy? Dove si trova il confine fra il suo significato “morale” e le sue applicazioni giuridiche? Chi “ci spia” e perché? Chi tutela il nostro diritto al segreto o, quanto meno, alla riservatezza? Sono tantissimi i possibili quesiti che si possono proporre intorno a questo argomento: il problema, quando si evoca il termine privacy, è la vastità di campi, aree, settori professionali, ambiti pubblici e privati in cui si può utilizzare e spesso con significati non del tutto univoci. Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza.

Le Origini della Privacy

Da un punto di vista legislativo il termine privacy viene inserito nei codici a seguito dell’esigenza di dare una conformazione esplicita e concreta ad una istanza già presente fin nelle prime formulazioni costituzionali dei paesi democratici occidentali e rimarcata nella famosa Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo.
Ma se è un valore già presente ormai da più di un secolo che bisogno c’è di creare tutta questa confusione? La risposta è tanto complessa nella sua attuazione quanto banale nella sua ovvietà: le nuove tecnologie ed i mezzi di comunicazione che sempre più velocemente invadono la nostra quotidianità e la nostra vita privata rendendola sempre meno privata.

Un “Senso Comune”

Ma il concetto di violazione della privacy è nel senso comune un danno percepito dalla persona come soggettivo e personale.
“Personalmente non mi va che la gente sappia che soffro di diabete”, piuttosto che “Non voglio che si sappia che sono divorziato” e via dicendo. L’approccio giuridico alla questione infatti si è ribaltato rispetto al suo orientamento originale: invece di assegnare alla privacy un valore univoco e una definizione universale per tutti e definirla nel dettaglio per ogni circostanza, oggi si tende a fornire ad ogni individuo gli strumenti per controllare e gestire le informazioni personali e di definirne personalmente i diversi livelli d’accesso ai vari interlocutori. Possono essere trasmessi tutti quei dati cui abbiamo dato esplicito consenso e possono essere trattati con le modalità espresse nell’informativa. Ovviamente organi di Polizia, uffici tributari e apparati statali possono avvalersi di “deroghe” a questo principio. Esiste infatti un organo istituzionale appositamente creato per tutelare la privacy dei cittadini che è il Garante della Privacy, il quale controlla e assegna le linee guida ai diversi settori e categorie che detengono dati sensibili. Ed è anche l’organo a cui ci si deve rivolgere nel momento in cui si ravvisano eventuali violazioni.

“La Privacy con il Diabete"

Tutti, o quasi, abbiamo imparato a rispettare la “linea di cortesia”, cioè a rimanere dietro a quella linea gialla disegnata in terra che troviamo ormai in tutti gli edifici pubblici, dalle poste, allo sportello sanitario, persino in farmacia. È un piccolo gesto di buona educazione, con valenza a volte più simbolica che effettiva, che invita a rispettare la segretezza delle informazioni scambiate con il professionista a cui ci rivolgiamo. Non mancano però le contraddizioni e non sempre il buon senso e la buona educazione sono in prima linea: capita di assistere a fatti particolarmente privati o di manifestare una propria condizione in maniera praticamente pubblica, e perdere contemporaneamente almeno 10 minuti per compilare o ascoltare la liturgia della informativa sulla privacy.

Ricordate che è un diritto garantito dalla legge , in particolar modo in ambito sanitario, essere messi a conoscenza delle seguenti informazioni prima di poter dare il consenso al trattamento dei proprio dati personali:


a) le finalità e le modalità del trattamento cui sono destinati i dati;
b) la natura obbligatoria o facoltativa del conferimento dei dati;
c) le conseguenze di un eventuale rifiuto di rispondere;
d) i soggetti o le categorie di soggetti ai quali i dati possono essere comunicati e l'ambito di diffusione dei dati medesimi;
e) il nome, la denominazione o la ragione sociale e il domicilio, la residenza o la sede del titolare e, se designato, del responsabile.


Ed è proprio nella cosiddetta informativa sulla privacy che si trovano, o si dovrebbero trovare, tutte le risposte a questi obblighi. L’informativa è tutto quel testo, scritto di solito piccolissimo, in cui sono concentrate tutte queste informazioni che dovrebbero permetterci di sapere chi, come e perché utilizzerà i nostri dati; e da ciò possiamo liberamente decidere se dare il nostro assenso oppure negarlo.
In ambito sanitario, la questione privacy è particolarmente delicata: sono stati infatti introdotti regolamenti molto dettagliati sul tipo e le modalità di scambio di informazioni fra i pazienti e il personale sanitario, e il dibattito è ancora molto acceso, come dimostrano i temi relativi al consenso informato o al testamento biologico. Negli ospedali, così come nei vari centri sanitari, è ormai prassi comune utilizzare dei codici alfanumerici per chiamare i pazienti: i numerini che si prendono per ricordarci il nostro turno hanno anche la funzione di tutelare la nostra privacy, facendo in modo che il nostro nome non venga strillato ai quattro venti oppure che compaia a caratteri cubitali su un cartello luminoso.

I “Livelli di Confidenza”

Una buona abitudine è essere sufficientemente consapevoli dell’uso che verrà fatto delle informazioni che rilasciate non solo ai vari enti, aziende e simili, ma anche alle persone che incontrate durante la giornata, nelle e-mail a cui rispondete o ai siti a cui vi registrate, oppure al telefono. Se non si desidera essere disturbati da lunghe ed inopportune telefonate promozionali, conviene evitare di lasciare il proprio numero di telefono a meno che non si sappia esattamente quale uso ne verrà fatto. Proponiamo un breve specchietto che potrà esservi utile per valutare il “livello di confidenza”: un semplice esercizio per allenare la propria attenzione a fare in modo che non sfuggano notizie che non vorremmo rendere pubbliche con l’obiettivo di crearsi un piccolo schema della tipologia delle informazioni che riteniamo personalmente sensibili.

  • Crearsi un breve elenco mentale di tutte quelle informazioni che riteniamo personalmente “sensibili”, quelle cioè che non vorremmo rivelare a tutti
  • Accanto ad ognuna di queste informazioni “sensibili” indicare le varie persone o gruppi di persone a cui pensiamo di poter confidare tali informazioni, come da esempio.
  • Questo semplice esercizio potrà aiutarvi a valutare più rapidamente il tipo e la qualità delle informazioni che potrete libramente rivelare ai vari interlocutori con cui vi relazionerete, nonché il vostro personale “livello di privacy”.
 

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