I dolcificanti

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Rubriche - Alimentazione
Scritto da Annamaria Prioletta   

dolcificante

Il termine dolcificante è utilizzato per indicare una sostanza in grado di addolcire alimenti o altre sostanze destinate ad essere ingerite. È un sinonimo di “edulcorante” che significa appunto sostanza che rende dolce.
Si distinguano essenzialmente due tipi di dolcificanti, naturali e artificiali che sono presenti praticamente ovunque, non solo nei prodotti destinati all’alimentazione, ma anche in numerosi altri prodotti, tra cui i farmaci, e quindi tutti noi ne assumiamo, talora anche senza rendercene conto, un quantitativo più o meno rilevante.

Nonostante l’enorme diffusione e utilizzo, sull’argomento esiste molta confusione legata probabilmente a scarsa informazione o equivoci messaggi pubblicitari. Prima di tutto cerchiamo di chiarire le principali differenze tra i dolcificanti naturali e quelli artificiali, per poi affrontare alcuni aspetti dibattuti circa la loro sicurezza e il reale potere calorico.

I dolcificanti naturali si chiamano così perché sono sostanze presenti in natura (nella frutta e nella verdura soprattutto), come il fruttosio, il glucosio, il saccarosio (il comune zucchero da cucina) mentre i dolcificanti artificiali sono sostanze create in laboratorio, il più famoso è l’aspartame, ma ne esistono molti altri, forse meno comuni, con caratteristiche talora peculiari.


fruttosio e dolcificanti naturaliLe principali differenze sono da una parte il potere edulcorante (cioè la capacità di rendere dolce un alimento), molto più alto per i dolcificanti artificiali (si calcola che sia dalle 30 alle 300 volte maggiore rispetto al comune zucchero da cucina) e dall’altro il potere calorico, molto basso (addirittura trascurabile) per i dolcificanti artificiali. In base a queste caratteristiche si potrebbe dedurre che è assolutamente molto vantaggioso consumare dolcificanti artificiali al posto del comune zucchero, almeno per quanto riguarda l’introito calorico.
Proviamo a fare qualche piccolo calcolo: immaginiamo di consumare 3 caffè al giorno e di dolcificare ogni caffè con 1 cucchiaino di zucchero, alla fine della giornata, con quei 3 caffè, avremo introdotto circa 48 Kcal (ogni cucchiaino di zucchero contiene infatti circa 4 gr di zucchero e ogni grammo di zucchero ha 4 Kcal). Se al posto dei 3 cucchiaini di zucchero utilizzassimo 3 compressine di dolcificante artificiale, che contengono pressappoco 0 Kcal, avremmo risparmiato 48 Kcal, più o meno l’equivalente di mezza mela o 2 fette biscottate, un risparmio calorico tutto sommato poco rilevante.
Tuttavia il problema non si limita solo all’introito calorico, ma riguarda anche la diversa risposta che il nostro organismo ha all’introduzione di un dolcificante naturale e di uno artificiale.
I dolcificanti naturali appartengono alla categoria degli zuccheri semplici, che in altre occasioni e in una precedente rubrica di alimentazione, abbiamo visto avere lo svantaggio di provocare un rapido incremento dei valori glicemici (poiché le molecole di zucchero sono rapidamente metabolizzate e assorbite). I dolcificanti artificiali da questo punto di vista sono scevri da questo problema, dal momento che conferiscono solo il sapore dolce, senza essere realmente dei dolci. Un possibile vantaggio di questa diversa influenza sulle variazioni della glicemia appare evidente nei soggetti con diabete che sono tenuti a mantenere il più possibile nella norma le oscillazioni della glicemia.
Tuttavia, se è vero che ridurre l’introito di zuccheri semplici con l’alimentazione ha diversi vantaggi per tutti, non è altrettanto chiaro quale sia l’esatto vantaggio del sostituire lo zucchero comune con i dolcificanti artificiali. Inoltre consumare dolcificanti artificiali fa realmente dimagrire?
Nel corso degli ultimi anni si sono susseguite numerose segnalazioni circa possibili rischi legati all’utilizzo dei dolcificanti artificiali, ma i risultati contrastanti dei diversi studi clinici, non consentono al momento di trarre risultati conclusivi. Le comunità scientifiche che si occupano di sicurezza alimentare forniscono comunicazioni rassicuranti in merito.

Pertanto si può ancora affermare che il consumo dei dolcificanti artificiali, se fatto nel rispetto delle dosi massime giornaliere raccomandate, rimane sicuro.

Ma che cos’è la dose massima giornaliera raccomandabile? Siamo abituati a leggere questi termini nei “bugiardini” dei farmaci, e per molte sostanze sintetiche, compresi i dolcificanti, valgono le stesse regole. Per dose massima raccomandabile si intende la dose che è opportuno non superare nell’utilizzo di quella sostanza, che nel caso dei dolcificanti è variabile a seconda delle diverse molecole e si misura in mg di sostanza per kg di peso corporeo. Per esempio per l’aspartame, uno dei dolcificanti maggiormente utilizzati, la dose massima giornaliera raccomandabile è 40 mg/kg di peso corporeo; per fare un esempio una donna di 50 kg può consumare massimo 2 gr di aspartame al giorno.
Solitamente si tratta di dosaggi piuttosto elevati che difficilmente si raggiungono con il solo dolcificante (in bustine o in compresse) che utilizziamo per dolcificare le bevande. Tuttavia dobbiamo tenere presente che ormai i dolcificanti artificiali sono ovunque. Il mercato alimentare è pieno di prodotti cosiddetti “light” creati con lo scopo di ridurre le quantità di calorie che assumiamo giornalmente e che contengono dolcificanti artificiali. Pensiamo alle bibite, agli yogurt, ai biscotti ecc. Quindi quando andiamo a calcolare la dose pro chilo di peso corporeo che assumiamo, dobbiamo tener presente anche questo, in particolare nei bambini in cui, essendo il peso più basso, la dose massima giornaliera permessa si abbassa notevolmente.
A tal proposito vorremmo ricordare che l’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN), sconsiglia l’utilizzo dei dolcificanti artificiali fino al terzo anno di età e durante la gravidanza e l’allattamento. Quindi, fermo restando, fino a prova contraria, la sicurezza di queste sostanze, se utilizzate secondo le indicazioni e con giudizio, e la possibilità di risparmiare calorie (anche se poche), cerchiamo di capire se il loro consumo faccia effettivamente dimagrire. Su questo tema negli ultimi anni sono emerse numerose segnalazioni, piuttosto interessanti e complesse, che sembrerebbero addirittura attribuire all’utilizzo dei dolcificanti l’aumento dei casi di obesità. Anche se sembra un paradosso il fatto che introducendo meno calorie si ingrassa di più, il “trucco” sembrerebbe essere legato alla percezione del sapore dolce che i centri del cervello percepiscono appunto quando si mangia aspartame e che non corrispondono nella realtà alle calorie realmente introdotte. Le prime ipotesi partirono da osservazioni fatte sui maiali, i cui mangimi venivano addizionati con dolcificanti artificiali perché sembravano stimolarne l’appetito e quindi li facevano ingrassare di più rispetto agli alimenti non addizionati.
Da queste semplici constatazioni pratiche si è poi passati a studi più complessi condotti su animali, dai quali sembrerebbe essere confermata questa ipotesi. Senza addentrarci troppo in dettagli tecnici, si ipotizza che il corpo è come se non riuscisse più a regolare correttamente l’apporto di calorie perché viene in qualche modo interrotto il legame tra sensazione di dolcezza e cibo ricco di calorie e quindi come reazione si è spinti a mangiare di più e a prendere peso.
Ovviamente questi studi, per quanto interessanti, rimangono ancora tutti da dimostrare, in particolare nell’uomo e quindi lungi dal voler far passare il messaggio che utilizzare i dolcificanti faccia ingrassare, tuttavia, in base a quello che abbiamo detto e ai dubbi che ci possono aver suscitato, chiediamoci se effettivamente è indispensabile e ci convenga utilizzare i dolcificanti artificiali. Se richiamiamo alla memoria le regole della dieta mediterranea, presa a modello di uno stile alimentare salutare, ricorderete che essa prevede comunque l’introduzione di piccole quantità di zuccheri semplici e quindi, come abbiamo detto anche in altre occasioni, i dolci non sono alimenti vietati in assoluto. I dolcificanti naturali (come il saccarosio) vanno utilizzati con moderazione, in particolare in chi ha il diabete, dal momento che possono provocare aumento rapido dei valori glicemici; tuttavia, se vengono consumati nell’ambito di un pasto, magari ricco di fibre, tale impennata della glicemia viene attenuata.
Nell’alimentazione abituale le fonti più importanti di zuccheri semplici sono la frutta, i dolci e le bevande dolci. Il consiglio è moderare il consumo di alimenti e bevande dolci nella giornata, in modo da non superare la quantità di zuccheri consentita, preferendo tra i dolci i prodotti da forno più semplici, come i biscotti o le torte non farcite, che contengono meno grassi e zuccheri e consumandoli, possibilmente, nell’ambito o al termine di un pasto. Attenzione anche a tutti gli alimenti marcati con “senza zuccheri aggiunti”. Magari non è stato aggiunto zucchero vero e proprio (saccarosio) ma succo d’uva o altro, che sempre zuccheri sono! Infine, se si desidera consumare alimenti e bevande dolci dolcificati con edulcoranti artificiali, facciamo attenzione all’etichetta sul tipo di edulcorante usato e se possibile alle quantità, in modo da non superarne la dose raccomandata.

 

Commenti 

 
+1 #1 Claudio Barmotta 2012-11-13 11:09
Grazie GLUNews! Lo trovo molto utile questo articolo. :-)
 

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